
io fatur
L’INIZIO?
Cominciai a frequentare il Tuwat diventandone ben presto il barman punk.
Vodka-orange, Coca-rum e il mitico cocktail del nonno: in un pentolone ficcavo tutti gli scarti di bottiglie dal whisky alla Coca, dal Fruttino al Nocino, dal Chinotto alla Sambuca creando un intruglio allucinante che con sole 700 lire ti faceva partire come uno sputnik verso le galassie più lontane.


l’imprevedibile, l’animale, l’alieno, l’incontrollabile. Fatur fu chiamato allora come performer (era un punk/ strip teaser) reclutato in un bar (ne era il barista) che si esibiva con le sculture che fabbricava da oggetti riciclati, che declamava frasi deliranti e poetiche, che rompeva gli schemi rigorosi di una sequenza di canzoni meccaniche, da questo squilibrio equilibrio è nato un fenomeno di costume senza eguali ma più che per lo spessore, per carattere proprio.

Nell’83 colto da raptus artistico oltre a cominciare a far vedere il culo e l’uccello nei locali punk anarchici, iniziai ad andare per rottamai intorno a Carpi a raccattare cerchioni, luci, portiere, pezzi del motore, e con filo di ferro, barre filettate e dadi, univo i vari pezzi creando degli stani assemblaggi.
Avevo riempito l’appartamento di pezzi e nell’86 feci una mostra al Castello di Carpi insieme a Beppe Branà.

Rappresenta insieme ad Annarella Giudici “Emerita soubrette del popolo italiano”, la parte fisica e teatrale del gruppo dei CCCP Fedeli alla Linea.Dopo lo scioglimento nel ’90 continua il suo percorso artistico musicale prima con i Fax poi come solista in collaborazione con Olga Dischi Volanti.

“Da una casa all’altra, da una donna all’altra senza sosta rido col volante, urlo nel cambio, piango nel filtro, UOMO MACCHINA fermo per cambio olio, SENZA SOSTA, Krafwerk, metallo nelle viscere, cervo di ziglore, Uomo curvo, sul torchio nella fresa, spirale di vento, nell’officina ammuffita, due donne stringono la catena, nude con latte d’olio, l’uomo le batte, urla frastuono, rombo di motore, incesto di lavoro, profumo di morcia, l’osteria del corvo nero è aperta, corvi sul davanzale, Vento, Urla, Morte, Adiaccio, riempi la stufa, fuori è inverno, puoi morire, puoi sentir la pioggia, cade sulla macchina del tempo”